pari opportunita

in genere… in ritardo
è una rubrica leggera, virtuale, una finestra a cui ci affacciamo per il gusto di presentare, raccontare o ri-raccontare qualcosa che ci capita di osservare, di vedere, di leggere o semplicemente di pensare.
qualcosa che riguarda le donne, ma non solo.
capiterà di essere in ritardo.
questione di tempo e di libertà.



Alice alla guida

E cominciamo giocando d'anticipo.
Nel 2010 a marzo pare uscirà il nuovo film di Tim Burton, Alice’s adventures in wonderland.Qualche mese fa, quando sono uscite le prime anticipazioni del film, il trailer, le immagini, le interviste al regista, agli attor, sul web si respirava un clima di gioiosa attesa.
Certo Tim Burton è un regista molto amato, certo anche questo come molti suoi film sarà bellissimo, ma forse c'è di più.
Alice.
Alice torna sempre. Non passa molto tempo senza che qualcuno le dia una ribalta, che torni a quella storia, scritta quasi per caso, per farne un nuovo film, uno spettacolo, un saggio. Non passa molto tempo senza che qualcuno decida di tornare a questa figura di ragazzina avventurosa per lasciarsi guidare nei propri pensieri.
Allora anche noi.
Affidiamo questa rubrica allo spirito di Alice e vediamo come andrà.
Non senza prima aver parlato un po' di lei.
Dicevamo che se ne sono occupati in molti. Anche un filosofo, un grande filosofo come Deleuze si è occupato di Alice, in Logica del senso, un libro del 1969 recentemente ristampato da Feltrinelli. Deleuze gioca con Alice e la segue nel suo cambiare continuamente forma e grandezza, nei suoi incontri caotici con creature strane e impensate. Alice spesso si dimostra incerta, fa continue domande, sembra in qualche modo resistere a quello che le accade, si lascia portare dal capovolgimento delle cose e del loro senso. Muovendosi e trasformandosi di continuo, Alice impara a stare dentro i paradossi, a farsi le domande scambiando soggetto e oggetto, causa ed effetto, provando e cercando nuovo senso alle parole e alle frasi. Alice piace a Deleuze perché la sua incertezza non è fatta solo di dubbi, ma di tentativi. Alice, dice Deleuze, con il suo trasformarsi va oltre il senso comune, contro l’abitudine “ad assegnare un’identità fissa alle cose”.
Eppure, nonostante Deleuze e l’interesse di tanti come lui, capita spesso che si parli di Alice come l'emblema dell'ingenuità femminile, come la bambina che si muove in un mondo che non c'è ma che vorrebbe. E’ davvero così?
Giriamo la domanda a Paola Bora, filosofa della Scuola Normale di Pisa.
"Piuttosto che ingenua Alice sembra capace di vedere con altri occhi. Quello che affascina in lei è il suo continuo trasformarsi. Certo è una che va a caccia di guai, che non sta attenta, che non ha le risposte pronte, ma ha la disponibilità nei confronti di quello che le accade, ha una fiducia del provare e riprovare che riesce sempre a salvarla. Nelle situazioni più impensate, negli incontri con quegli esseri ibridi che trova sulla sua strada, di fronte alle cose stravaganti, strane, si fa un sacco di domande, ma non si ferma. Si stupisce ma non si ferma davanti allo stupore, va avanti.
Alice non conosce quasi niente del mondo e ammette più volte che quello che incontra le si presenta diverso da come glielo avevano insegnato, allora tanto vale andare avanti.
Poi c'è questo grande inizio della storia in cui Alice non trova mai la misura: né la propria, né quella delle porte che deve attraversare per andare da un posto a un altro, eppure continua a provarci con un senso di avventura, direi quasi di baldanza. Solo il buon senso può vedere in Alice l'ingenuità e disconoscerne il senso di avventura, direi quasi la baldanza. Non è un caso che Alice, non più bambina e non ancora adulta, si trovi in quella fase prepubere che Carol Gilligan in un suo famoso libro, "Con voce di donna", individua come un'età molto preziosa per le ragazze. Non ancora coinvolte dal mito e dalle norme della femminilità, le ragazze in quella fase che precede la vita adulta sembrano, dice la Gilligan, molto sicure di sé, capaci di una personalità affermativa, autonoma, quasi spregiudicata. E poi non dimentichiamoci che “il paese delle meraviglie” in cui si muove Alice è dentro le due cornici del sogno e del sogno fatto mentre leggeva un libro. Le strane creature che incontra Alice, questi esseri ibridi che le si presentano, possono essere letti come le proiezioni di un'identità non fissa, non già stabilita, come invenzioni e desideri di una ragazzina che non sa ancora cosa diventerà".
Del resto tutta la storia è nata un po’ così. Sarà lo stesso Carroll a dire che dopo aver fatto cadere la propria eroina nella tana di un coniglio non aveva la minima idea di cosa far succedere dopo. Sì, perché le avventure di Alice nascono mentre vengono raccontate, nascono lì per lì. Certo il reverendo Charles Lutwidge Dogson, professore di matematica a Oxford e diventato Lewis Carroll proprio in quanto autore di storie, si è preso certo il tempo di tornarci sopra, ma la storia di Alice nasce così, come risposta istantanea alla richiesta di tre bambine che volevano qualcosa per far passare il tempo di una gita in barca. “Raccontaci una storia” e così che cominciò. Quando sulla via del ritorno a storia finita una delle ragazzine insistenti, Alice Liddell, disse al reverendo di scrivere quella storia per lei, Dogson/Carroll non si limitò a scriverla, ma la illustrò e la perfezionò e la fece illustrare ad altri e altri ancora, insomma la fece diventare il libro che non abbiamo più smesso di leggere. Perché?
Riprendiamo la domanda dell’inizio e proviamo a farla a qualcuno che negli ultimi tempi si è occupato di Alice. Armando Punzo, ha presentato la scorsa estate nel carcere di Volterra, uno spettacolo dal titolo "Alice nel paese delle meraviglie. Saggio sulla fine della civiltà"."Il libro di Carroll in realtà è un libro molto difficile, complicato, non è certo un libro per l’infanzia. E’ vero che torna sempre ma forse torna in una versione semplificata o forse è un libro talmente pieno di cose, inusuale, che ognuno può prenderci qualcosa. La mia Alice è Amleto, o meglio è uno dei personaggi che Amleto potrebbe incontrare se potesse fare un viaggio oltre se stesso. Alice è una figura dell’anarchia, in fondo, e ho voluto contrapporla ad Amleto pensando a lui come a un personaggio rimasto chiuso in un ruolo tragico. Amleto ha finito la sua corsa. Il gioco di potere in cui è rimasto intrappolato è un gioco chiaro: un intrigo di corte. Alice invece è in viaggio, si muove, non sa tanto bene dov’è e vorrebbe saperlo, resiste, in fondo non è neanche tanto simpatica con quelle sue continue puntualizzazioni, ma si muove. Alice sembra incarnare una certa derisione con cui Caroll tratta il senso di realtà e anche il potere che lo organizza, che lo stabilisce. C'è un'idea del rapporto con il potere, nel libro di Carroll, molto intelligente, basata sul ruolo sovversivo che possono avere le parole nel gioco apparentemente innocuo del nonsenso, nel passare a un’altra logica, nel mettere tutto in discussione. Nel testo di Shakespeare non si salva niente e nessuno, c’ è un destino e una condanna che pesano su tutti. Nel testo di Carroll, nel gioco delle trasformazioni, nelle regole che saltano, si aprono delle possibilità.
Portare queste riflessioni in un carcere è un tentativo di farle diventare molto concrete. Questi materiali di pensiero che sembrano venire da un altro mondo, aprono nel carcere la possibilità di essere anche un teatro, aprono a una duplicità che permette ai detenuti di essere anche attori.
Forse, per fare tutto questo, bisogna passare attraverso figure che trattano il potere fingendo di non capirlo, come Pinocchio, come Alice…”
A questo punto di Alice ne sappiamo un po’ di più.
Siamo sembra più soddisfatte di averle affidato lo spirito di questa rubrica e poi, chi non si è sentita dare dell’Alice almeno una volta, alzi la mano!

Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie, Feltrinelli, Milano 2009
Gilles Deleuze, Logica del senso, Feltrinelli, Milano 2009
Carol Gilligan, Con voce di donna, …..
Masolino d’Amico, Lewis Carroll. Attraverso lo specchio, Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1990


Abbiamo parlato di Alice con:
Paola Bora, ricercatrice di filosofia presso la Scuola Normale di Pisa, docente di Antropologia Filofosica presso il dipartimento di filosofia dell’Università di Pisa.
Armando Punzo, regista teatrale, direttore artistico di Volterrateatro, fondatore de La compagnia della Fortezza (www.compagniadellafortezza.org
A loro, grazie.

L’illustrazione di Alice è di Elisabeth Busani, anno 1978. Dopo la Scuola del Fumetto di Milano e un esperienza di 4 anni come grafica, si è trasferita a Bolzano per iniziare a lavorare come freelance. Si esperime attraverso grafie e fotografie. Ha pubblicato su Panik Elektro, edito da Schwarzer Turm (Germania), New Media Design, ed Sometti (Italia), e realizzato 2 fumetti per Manifesta 7 (Biennale d'Arte Contemporanea) edito da Gruppe Gute (Italia). Collabora come illustratrice esterna con la casa ed. Erickson di Trento, e di recente ho curato, insieme a Cineclub di Bolzano, il Bolzano Comics 2009.
sbrizz.deviantart.com

Alice: matita e acquerello. Studio del personaggio di Alice nel Paese delle Meraviglie, facente parte di un progetto più ampio che riprende i personaggi principali delle favole più classiche.

Sandra Burchi, autrice di questa rubrica, è filosofa e ricercatrice presso l'Università di Pisa, Dipartimento di Scienze Sociali.



Rubrica realizzata grazie al contributo del Comitato provinciale pari opportunità, alla Fondazione Cassa di Risparmio e alla Raiffeisenkasse.