lavoro

DI.RE: RASSEGNA STAMPA

In questa sezione viene presentata una selezione di articoli sul tema dei differenziali retributivi allo scopo di offrire una panoramica di come il problema sia rappresentato dai media e dagli opinionisti e di quale ne sia, quindi, la percezione a livello di stampa.

1) “Dov’è la parità tra donne e uomini”, di Chiara Saraceno, lavoce.info, 06.01.2009 (documento in pdf)

“E’ vero che, come ha sostenuto la Corte Europea nel condannare l’Italia, una età della pensione più bassa penalizza le donne, date le loro carriere mediamente più corte e remunerazioni più basse rispetto agli uomini. Limitarsi a equiparare le età alla pensione di donne e uomini per consentire alle prime di recuperare almeno in parte il gap contributivo con i loro colleghi maschi, come propone il ministro Brunetta, senza modificare contestualmente le condizioni che ne sono all’origine, rischia tuttavia di aggiungere ingiustizia a ingiustizia, disuguaglianza a disuguaglianza…”


2) “Sei donna? Ti pago meno”, di Francesca Schianchi, lastampa.it, 31.01.2009 (documento scaricabile in: www.lastampa.it)

“Renata Polverini, con attenzione tutta femminile, quando organizza una riunione del suo sindacato non la fissa «mai dopo le cinque-sei del pomeriggio, altrimenti so di escludere le donne che hanno figli e famiglia». Perché, secondo lei, da tre anni segretaria nazionale dell’Ugl, tra i fattori che penalizzano le donne sul lavoro c’è «un’organizzazione su modelli maschili».
L'aspetto ancor più penalizzante, però, lo ha evidenziato ieri un rapporto dell’Eurispes: differenza del 16% tra le retribuzioni medie degli uomini e quelle delle donne, 4.000 euro l’anno in meno nelle tasche delle lavoratrici (28 mila contro 24 mila). Con una forbice abbastanza piccola tra i dirigenti (per le signore il 3,3% in meno), che si allarga nelle attività commerciali (13,4%), aumenta tra le mansioni intellettuali (18,8%) e sfonda il 20 per cento tra gli operai specializzati (20,8%)…”


3) “Donne, la disparità in busta paga”, di Nicoletta Picchio, ilsole24ore.com, 03.02.2009 (documento scaricabile in: www.ilsole24ore.com)

“Sarà perchè la cura della famiglia è soprattutto sulle loro spalle. Oppure perché ancora oggi, nonostante l'aumento delle donne laureate,l'occupazione femminile si concentra nei settori professionali dove le retribuzioni sono più basse.
Tra queste e tante altre discriminazioni di fatto, il risultato è che in Italia l'anno europeo delle pari opportunità, il 2007, sembra essere passato invano.
Il Global Gender Gap Report del 2008, cioè lo studio del World Economic Forum sulle diversità tra uomini e donne, ci mette al 67° posto…”


4) “La parità retributiva fa bene all’economia”, di Alessandra Casarico e Paola Profeta, ilsole24ore.com, 03.02.2009 (documento scaricabile in:
www.ilsole24ore.com)

“Alla parità retributiva tra uomini e donne è consacrata la prima legge firmata dal nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Questa normativa – la «Lilly Ledbetter Fair pay restoration act» - rappresenta un messaggio solenne, nelle parole dello stesso Barack Obama: l'intera economia può funzionare bene solo quando si garantisce che funzioni bene per tutti. In altri termini, è compito e interesse di chi governa stabilire e promuovere le condizioni di parità sostanziale per tutti i lavoratori…”


5) “Salari bloccati nei settori dove lavorano più donne”, di Carmine Fontina e Serena Uccello, ilsole24ore.com, 04.02.2009 (documento scaricabile in:
www.ilsole24ore.com)

“Tra il settore economico più egualitario e quello con la più netta disparità salariale corrono la bellezza di 20 punti percentuali. La mappa delle differenze di retribuzione tra uomini e donne somiglia a un puzzle con pezzi di ogni dimensione: più piccoli quelli in cui la percentuale di donne occupate è estremamente bassa; molto più grandi quelli in cui la presenza femminile è ampia e inizia anchea distribuirsi lungo la scala delle qualifiche professionali. Emblematico il caso delle costruzioni dove – secondo un'indagine dell'Isfol in corso di pubblicazione – le donne rappresentano solo il 7,6% degli occupati e il differenziale si ferma al 5,5%: salario orario medio di 7,3 euro per gli uomini e di 6,9 euro per le donne. All'estremo opposto della graduatoria, con una differenza del 25,9%, si piazza un comparto eterogeneo nel quale l'Isfol riunisce attività immobiliare, noleggio, informatica, ricerca…”


6) “Tra i quadri bancari il divario tra i sessi arriva fino al 17%”, di Rossella Bocciarelli, ilsole24ore.com, 04.02.2009 (documento scaricabile in:
www.ilsole24ore.com)

“Se c'è un settore del mondo del lavoro che negli ultimi dieci anni ha visto un forte aumento della percentuale di presenza femminile è il settore bancario. Non è un effetto di simpathy for the devil (il denaro, si sa, è un mezzo molto amato da Mefistofele). Più semplicemente, è in buona parte il risultato delle assunzioni per concorso: quando la selezione è meritocratica, le donne si affermano come gli uomini. C'è stata anche una maggiore predisposizione da parte dei datori di lavoro a non discriminare sul genere, almeno in fase di assunzione, per quel che riguarda le fasce di qualifica più basse e gli apprendisti…”


7) “La pensione rosa vale la metà”, di Davide Colombo, il Sole 24ore, 10.02.2009 (documento in pdf)
“E’ una parità ancora tutta da costruire quella tra uomini e donne in pensione. Un obiettivo lontano se si considera che sul terreno previdenziale gli effetti di una riforma si leggono solo dopo decenni e a patto che, nel frattempo, il legislatore non cambi il quadro normativo. Se si guarda alla situazione “di fatto” e si lascia per un momento sullo sfondo il dibattito politico sull’allineamento dei requisiti legali di pensionamento tra sessi, si scopre che nell’anno che s’è appena concluso l’assegno di vecchiaia medio annuo di una donna è stato circa la metà di quelli di un uomo (8.670 euro contro 16.484)…”


8) “L’Abc dei gap lavorativi uomo-donna”, di Laura La Posta, ilsole24ore.com, 06.03.2009 (documento scaricabile in:
www.ilsole24ore.com)

“Lisbona amara per le donne italiane. Almeno finora. Il nostro Paese, infatti, non raggiungerà gli obiettivi Ue dell'Agenda di Lisbona né sul fronte dell'occupazione femminile né su quello dei servizi alla famiglia. Servizi che dovrebbero liberare energie per consentire alle donne di lavorare di più fuori casa e incrementare così il reddito del loro nucleo familiare e la pensione futura. Sotto quest'ultimo fronte, solo il 12,3% dei bambini (a livello nazionale, ma con forti discontinuità territoriali Nord-Sud e fra le Regioni) può accedere a un posto in un asilo nido (è questo il cosiddetto tasso di ricettività). Ciò a fronte di un obiettivo Ue di copertura media della domanda del 33% da raggiungere entro il 2010…”


9) “Bocconi: stipendi “rosa” inferiori del 23%”, asca.it, 23.06.2009 (documento in pdf)

“In Italia una donna guadagna, in media, tra il 22,8% (retribuzione annua lorda) e il 25,2% (retribuzione globale annua) meno di un uomo. Ma se, anziché dividere il monte retribuzione delle donne per il numero di donne che lavorano e fare altrettanto con gli uomini, si confrontano gli stipendi dei due sessi a parità di incarico, anzianità e azienda, la differenze si riduce del 3%...”


10) “Le donne hanno già parità. A fine mese busta paga uguale”, di Claudio Antonelli, Libero, 24.06.2009 (documento in pdf)

“Alt. Anzi contrordine. Le donne non sono meno pagate degli uomini. A parità d’incarico percepiscono uno stipendio quasi uguale. Inferiore di un 2%. Massimo 3%, se la busta paga rientra nella fascia dei dirigenti. Insomma due pizze al mese o giù di lì. Pur sempre una penalizzazione, me più contenuta rispetto al meno 7% stimato dall’Istat nel 2007 e al meno 17% valutato da Unioncamere nel 2008. Oppure al taglio dell’8,75% annunciato dall’Isfol, Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori, per l’anno in corso…”


11) “La differenza che pesa in busta”, di Andrea Di Turi, Avvenire, 24.06.2009 (documento in pdf)

“La parità fra uomini e donne, nel mondo del lavoro, nonostante i progressi compiuti, resta ancora un obiettivo lontano e non solo in Italia. Una delle dimensioni in cui emergono più evidenti le disuguaglianze fra i sessi è quella del livello retributivo: il cosiddetto gender pay-gap. Una questione che oggi, con la crisi, assume ancora più rilevanza e su cui si è soffermata anche la Commissione europea nella sua ultima relazione annuale sui progressi raggiunti in fatto di pari opportunità, stimando in un 17,4% lo scarto retributivo fra uomini e donne nei Paesi Ue. L’Italia per una volta non è il fanalino di coda…”


12) “Il gender pay gap in Italia: dalla retorica alla realtà”, womenomic.it, 24.06.2009 (documento scaricabile in: http://womenomics-italy.blogspot.com)


“Anche in Italia si comincia a studiare in modo scientifico il problema del gender pay gap, la differenza salariale tra donne e uomini, cronico problema del mondo del lavoro femminile italiano e non solo. Lo scorso marzo sui giornali tedeschi aveva fatto un certo scalpore la sfilata di borsette rosso (deficit) sotto la Porta di Brandeburgo organizzata dalla Business and Professional Women tedesca in occasione dell’Equal Pay Gap tedesco, ispirato a un modello nato negli USA, che adesso gode del Lilly Ledbetter Fair Pay Act. Era stato scelto il 20 marzo perchè una donna tedesca, per guadagnare quello che ha guadagnato un uomo nel 2008, avrebbe dovuto lavorare tutto l’anno scorso e fino a quel giorno…”


13) “La crisi delle donne manager. Sull’orlo del successo fanno un passo indietro”, di Rita Querzè, Corriere della sera (Ed. Lombardia Milano), 25.06.2009 (documento in pdf)

“Sa qual è il problema? Quando a una donna offri un’opportunità di crescita, diciamo pure di carriera, la maggioranza si tira indietro. “no, grazie. Resto dove sono”. Se le signore nelle posizioni che contano crescono a rilento è anche per questo”. Una mattina d’inizio estate alla Sda Bocconi, seminario organizzato dall’osservatorio sul diversity management, affollato di responsabili del personale delle aziende del territorio. Si comincia parlando di retribuzioni al femminile. Più basse di quelle degli uomini…”


14) “Divieto di discriminazione nel lavoro e nello stipendio, multe a chi viola le norme del Dgls che recepisce la direttica Ue”, di Alessandra Servidori, ilsole24ore.com, 31.07.2009 (documento scaricabile in: http://job24.ilsole24ore.com)


“Lo schema di decreto legislativo approvato oggi dal consiglio dei Ministri recepisce la direttiva 2006/54/Ce del Parlamento Europeo e del Consiglio del 5 luglio 2006 riguardante l'attuazione del principio di parità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego. Il Testo approvato in via preliminare dall'Esecutivo di Governo si è incardinato, integrandolo e rafforzandolo sullo schema del dgls 11 aprile 2006/ n198 Codice delle pari opportunità tra uomo e donna. Il lavoro di predisposizione è il frutto del confronto operativo tra i Ministri del lavoro,delle Pari opportunità,dell'Economia, per definire una stesura omogenea e incisiva…”

15) “Cifre ingannevoli: la verità? Poche manager e molte segretarie”, di Fiorella Kostoris, La Stampa, 08.03.2010 (documento in pdf)

"In Italia il differenziale di retribuzione fra uomini e donne è effettivamente basso, ma solo a parità di lavoro svolto. Il problema vero è che per le donne spesso il lavoro non c'è proprio..."

16) “Ma le italiane costrette ancora a inseguire”, di Raffaello Masci, La Stampa, 20.01.2010 (documento in pdf)

"Un terzo di meno....salari penalizzati perchè mancano spesso straordinari e incentivi"